domenica 2 dicembre 2007

Il Miracolo della Vita

Il contenuto di queste poche righe vuole essere un omaggio, un omaggio alla maternità e quindi alla vita, un omaggio visto attraverso gli occhi della scienza che, per quanto critici, non possono tuttavia prescindere dall’amore, perché in effetti, mettere al mondo un figlio e prima di tutto questo, un atto d’amore.

Lo straordinario atto della vita ha inizio quando lo spermatozoo maschile, attraversata la membrana che protegge l’ovulo femminile unisce al nucleo di quest’ultimo il proprio, generando il patrimonio genetico completo, per metà derivante dal padre e per metà dalla madre, del futuro bimbo.

Il principio di una nuova vita ha quindi avuto inizio; nei 10 giorni che seguono il concepimento, la cellula si moltiplica freneticamente diventando un ammasso cellulare, ancora informe e sferoidale, che prende il nome tecnico di “morula”. A questa fase di moltiplicazione cellulare, se vogliamo “non diversificata”, segue una fase molto più “specifica” della durata di circa 15 giorni in cui il feto inizia a prendere forma e inizia a sviluppare le straordinarie funzioni di interazione col mondo esterno di cui sono capaci gli esseri viventi.

Responsabili di questa strutturazione che parte dalla “morula informe”, sono alcuni tipi di geni detti omiotici: i geni Hox, Pax e Shh. I geni Hox hanno il compito di “orientare” le cellule e la loro crescita, in modo tale da dare forma al feto sviluppando in particolare la tipica simmetria verticale tra le nostre metà destra e sinistra. Parallelamente ai geni Hox agiscono i geni Pax che svolgono invece l’importantissimo ruolo di sviluppare l’interazione funzionale reciproca tra le varie cellule, ad esempio devono garantire che la retina dell’occhio si colleghi al cervello permettendo il miracolo della vista, e lo stesso fanno per tutte le altre straordinarie capacità, caratteristiche degli esseri viventi. Vi è poi un altro importante compito, quello svolto dai geni Shh, detti anche della simmetria, che consentono la corretta collocazione e il corretto orientamento degli organi del feto. Il miracolo della vita, si dipana quindi attraverso uno straordinario e perfetto meccanismo della durata, nell’uomo, di circa 9 mesi. Dopo 32 giorni dal concepimento, non vi è più traccia della morula e il feto comincia ad assumere una forma allungata in cui si distinguono il midollo spinale, la testa e quattro protuberanze che saranno poi gli arti. Dopo 42 giorni circa, l’embrione è lungo qualche centimetro e mani e dita hanno ormai preso forma. Al quarto mese si sono completamente formate palpebre, piedi e genitali. Al sesto mese il corpo del feto è ricoperto da una peluria che poi scomparirà rimanendo solo in due zone, sulla testa a formare i capelli e in corrisondenza delle sopracciglia. Al settimo mese il feto, ormai quasi completamente sviluppato, inizia a stare stretto nell’utero materno, è quasi pronto per nascere.

Il meccanismo di crescita del feto, è ancor più straordinario se si pensa che l’utero materno è già una piccola “palestra” in cui il futuro bimbo, inizia ad allenarsi e a prepararsi alla vita che lo aspetta qui fuori. A partire dalla sesta settimana, inizia infatti a prendere coscienza di braccia e gambe ed inizia a muoverle e a spostarle per “apprenderne” l’utilizzo. Attorno alla ventiduesima settimana scopre il pollice ed inizia a succhiarlo, preparandosi a quello che dovrà poi fare una volta fuori dall’utero: succhiare il seno materno per nutrirsi. A partire dalla venticinquesima settimana, è in grado di reagire agli stimoli del mondo esterno: risponde se spaventato e si calma se sente la voce della madre.

Purtroppo non posso dire di capire una donna quando si lamenta per le grosse rinunce e per i grossi sacrifici, fisici soprattutto, che si devono sopportare durante la gravidanza e il parto, tuttavia mi sento di muovere una piccola critica a quelle donne che ne sottolineano la durezza: se è indubbio che la gravidanza possa essere faticosa e addirittura nel momento del parto dolorosa, credo che le emozioni, le sensazioni e la straordinaria bellezza di sentirsi crescere la vita dentro siano impagabili e personalmente credo che sarei disposto a sopportare una fatica dieci volte superiore a quella che prova una donna per poter assaporare, anche solo per poco, la sensazione di “generare” il miracolo della vita.

La vita è un dono… Sempre. Alle nostre giovani generazioni si possono muovere molte critiche, ci si può dire di essere privi di valori, con una scarsa morale, privi di ideali e solidi principi, eppure credo che nessuno possa dire che non sappiamo amare: credo che oggi, più di quanto non avvenisse cinquant’anni fa mettere al mondo un figlio sia un atto d’amore immenso. Viviamo in un mondo crudele, ricolmo di brutture e di violenza; avere il coraggio di mettere al mondo un figlio con la ferma convinzione di educarlo e crescerlo per migliorare questo nostro mondo malato è un atto eroico, un atto d’infinito amore appunto.

Questo mi dà conforto, un conforto derivante dalla certezza che se esistono ragazzi e ragazze che, oggi, hanno il coraggio e l’amore per mettere al mondo un figlio, abbiamo ancora la speranza e la forza per migliorare il triste mondo in cui viviamo…

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