Un Apocalittico Futuro di Speranza
In questi primi giorni di Dicembre, in Italia, è avvenuto un episodio che mi ha fatto molto riflettere e che mi ha definitivamente aperto gli occhi di fronte ad un problema che ho sempre tenuto in massima considerazione, ma che ora si è fatto molto più pressante: il problema di trovare, al più presto, fonti di energia alternative al petrolio. Ma è meglio procedere per ordine iniziando con l’illustrare il sopraccitato episodio, che ha scatenato le mie riflessioni. Martedì 11 Dicembre 2007, in Italia è stato indetto dagli autotrasportatori, uno sciopero generale ad oltranza; i camionisti hanno fermato i propri tir, paralizzando il traffico delle principali metropoli, bloccando il transito attraverso i valichi di frontiera e, soprattutto, arrestando completamente la consegna dei beni di consumo, dagli alimenti, ai medicinali, alla benzina.
I risultati dello sciopero.
I supermercati sono stati assaltati nel vero senso della parola, e in poche ore hanno esaurito le proprie scorte lasciando solo scaffali vuoti e silenziosi laddove poco prima si trovavano beni di ogni tipo.
I benzinai sono stati presi d’assedio, lunghe file di automobili in coda anche per ore, alla caccia degli ultimi litri di benzina: nel giro di meno di mezza giornata tutti i pozzi dei distributori sono stati prosciugati e le insegne luminose e sgargianti hanno lasciato il posto a tristi cartelli su cui campeggiavano le scritte “esaurito” o “chiuso”.
Questa situazione mi ha fatto riflettere molto e mi ha portato ad una serie di conclusioni. Innanzi tutto ha dimostrato la triste realtà in cui versa il nostro paese, la bella Italia, un paese dove il trasporto su gomma è ancora predominante, dove non esistono alternative efficaci di consegna delle merci e di spostamento e dove una categoria, gli autotrasportatori nel caso specifico, tiene in pugno, passatemi l’immagine molto estremizzata, le sorti di una nazione intera. La cosa è preoccupante perché ormai le risorse di petrolio del pianeta iniziano a scarseggiare e il prezzo del barile lambisce la soglia dei 100 dollari: nel giro di pochi anni se le cose non cambieranno, l’Italia passerà dall’essere uno dei paesi più industrializzati e sviluppati del globo, all’essere un paese alla soglia della povertà, proprio perché quando i costi del petrolio diverranno insostenibili, non sapremo come mandare avanti le nostre aziende, schiavi come siamo, dell’oro nero e dei suoi derivati per i quali ad oggi non esiste una valida alternativa. Questo problema, sebbene molto importante campanilisticamente parlando, è di interesse minore se confrontato con quello che potrebbe accadere a livello mondiale. Il caos che il blocco dei tir ha creato in Italia ha avuto, a mio avviso un grande merito, quello di metterci di fronte ad una possibile e quanto mai profetica rappresentazione del futuro che ci accingiamo ad affrontare.
Mercoledì 12 Dicembre 2007, mentre ero in auto e mi recavo al lavoro, vedendo le file chilometriche di auto ai distributori, con gente che si urlava contro e si dava addosso, ho avuto come un flash, un’immagine che è svanita quasi subito nel tempo di un battito d’ali, eppure così tremendamente nitida: ho visto un futuro, non molto lontano in cui terminata la disponibiltà di petrolio, la gente darà sfogo al peggio di sé, si vedranno scene di “ordinaria follia”, si arriverà alla violenza e forse anche ad uccidere solo per ottenere gli ultimi litri del prezioso oro nero. Probabilmente, scoppieranno guerre apocalittiche tra gli stati, per il controllo delle ultime risorse e l’uomo, dopo millenni di evoluzione, subirà un percorso involutivo che lo porterà molto vicino ad uno stato “selvatico” in cui si troverà a lottare con i “moderni artigli” per avere il sopravvento sui suoi avversari, coloro che poco prima non esitava a chiamare suoi simili e suoi fratelli.
Questa immagine è senza dubbio molto forte, forse esagerata eppure non credo che sia poi così assurda, d’altra parte gli spiacevoli fatti di questi giorni lo hanno dimostrato chiaramente: se l’idea di rimanere solo per qualche giorno senza benzina o coi frigoriferi semivuoti, ha prodotto una caccia spietata alle ultime risorse, mi chiedo: “E’ davvero così inconcepibile, così del tutto impensabile prevedere scene apocalittiche quando la prospettiva sarà quella di un esaurimento definitivo del cibo e della benzina facilmente reperibili?”.
Il mio è quindi un invito forte, un grido disperato a cambiare, a trovare fonti di energia alternative al petrolio, non solo a questo punto per il bene del nostro pianeta, ma soprattutto per la sopravvivenza del genere umano, per evitare che la nostra tanto ostentata capacità intellettiva che ci consente, unici, di dipingere, di scrivere musica, di creare arte, di assaporare la vita, sia sopraffatta da primordiali istinti animaleschi.
La storia ci insegna che quando una tecnologia porta degli effetti negativi, l’uomo riesce a metterne a punto un’altra che risolva tali problemi, spesso portandone con sé di nuovi. Beh, io prendo una posizione chiara a riguardo: smettiamo di pensare che la nostra sopravvivenza per il futuro arriverà come una sorta di “Deus ex machina” dall’auto ad idrogeno o da qualsiasi altra invenzione. Sicuramente tali scoperte daranno una mano, ma dovremo essere noi a fare delle nostre comodità un uso più saggio, più consapevole avendo rispetto per esse e sapendo che esse non ci sono “dovute”, dobbiamo usarle come un dono prezioso avendone cura e rispetto. Questo non significa che dobbiamo rinunciare alle nostre comodità tecnologiche, ma solo che dobbiamo farne un uso più intelligente e consapevole, affinchè i nostri figli e i nostri nipoti possano ricordarci non come coloro che hanno lasciato dietro di sé, in eredità, povertà, morte e distruzione, ma come coloro che hanno piantato il seme della speranza… La speranza di un mondo in cui ogni realtà e ogni individualità animata o inanimata che sia, risulti in armonioso equilibrio con le altre…

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