martedì 29 maggio 2007

La tecnologia ci ha dato la Libertà... ora se la sta riprendendo!

In queste poche righe che seguono, vorrei cercare di stimolare un po’ la vostra mente, filosofeggiando su quella che è la “nostra collocazione” in questo mondo. Come al solito, non pretendo di essere capace di dispensare Verità assolute e incontrovertibili, vorrei solo stuzzicare la vostra curiosità e spingervi a riflettere su cose alle quali -magari solo per mancanza di tempo- non avete mai dato un gran peso.

Conosciamo tutti, almeno a grandi linee, la teoria Evoluzionistica di Charles Darwin (Shrewsbury 12/02/1809 – Londra 19/04/1882). Essa presuppone che la Natura abbia messo a punto un meccanismo di selezione finalizzato alla sopravvivenza e alla perpetrazione degli individui “migliori”. All’interno di ogni specie gli individui, pur mantenendo una “base strutturale comune”, si diversificano per talune caratteristiche genetiche (come tali trasmissibili alle generazioni future), le quali possono risultare migliorative o peggiorative in relazione all’ambiente in cui gli individui stessi vivono (si noti che gli aggettivi “migliorativa” e “peggiorativa” vanno sempre contestualizzati rispetto all’ambiente in cui un individuo si trova, una caratteristica migliorativa in un ambiente potrebbe non esserlo in un altro: un pelo molto folto sarebbe una caratteristica migliorativa per climi artici, peggiorativa per climi equatoriali). In generale, l’Evoluzionismo presuppone che, in un determinato ambiente, gli individui con caratteristiche genetiche più adatte, abbiano maggiori possibilità di sopravvivere rispetto ai propri simili “meno fortunati”. La competizione tra i “migliori” e i “peggiori” porta verosimilmente alla sopravvivenza dei primi sui secondi e fa sì che, all’interno di una specie, venga perpetrato alla discendenza il “genotipo” (patrimonio genetico) più “adatto”.
Questo meccanismo trova una delle sue più evidenti manifestazioni, ad esempio nel mondo dei batteri. Si sente spesso dire di non esagerare con gli antibiotici, questo perchè i batteri fanno della propria “instabilità genetica” (apparentemente una debolezza) il proprio punto di maggior forza, essi infatti sviluppano all’interno di uno stesso ceppo batterico numerose mutazioni tra cui alcune “immuni” agli antibiotici; ne deriva che esagerando con l’assunzione di questi farmaci si favorisce la nascita di batteri “migliori” e più resistenti che ci obbligano a sintetizzare antibiotici sempre più potenti e invasivi.

Anche l’uomo in quanto essere vivente è soggetto alla competizione Darwiniana, seppure in maniera un po’ particolare. Infatti, mentre tra gli animali tendono a prevalere gli individui che sono fisicamente più adatti, l’uomo ha spostato la competizione con gli individui della sua stessa specie e, soprattutto con quelli di altre specie, dal piano della fisicità al piano dell’intelletto. L’ineguagliabile capacità intellettiva sviluppata dall’uomo, gli ha consentito di “sottrarsi” alla lotta per la sopravvivenza. Sin dai tempi più antichi i nostri simili hanno iniziato ad esempio a costruire utensili e oggetti che li rendessero “innaturalmente” più forti e che ampliassero le loro “ridotte” capacità fisiche. Col passare del tempo questa “attitudine al raziocinio” ha portato l’uomo stesso ad essere l’incontrastato padrone del pianeta: nessun essere vivente può, attualmente, pensare di prenderne il posto.

Tuttavia, soprattutto negli ultimi secoli in cui lo sviluppo tecnologico umano ha conosciuto una crescita esponenziale, stiamo assistendo ad un fatto paradossale: la capacità “migliorativa” tipicamente umana di “produrre tecnologia” sta portando, Darwinianamente parlando, a due conseguenze “peggiorative”.
1. Anzi tutto, sta rendendo l’uomo sempre meno “capace” da un punto di vista fisico; oggi abbiamo centinaia anzi, migliaia di oggetti che ci consentono di fare diversi lavori senza sforzo, lavori che ormai non saremmo più in grado di fare senza l’ausilio della nostra tecnologia (ad esempio avrei impiegato ore, e non minuti, a scrivere questo stesso testo senza l’ausilio del mio personal computer e contando solo su di una macchina da scrivere o, peggio, solo su di una penna e un foglio di carta; anzi, senza un pc, non avrei probabilmente mai pensato di mettermi a scrivere questo stesso testo, a causa del tempo che mi avrebbe “sottratto”).
2. In secondo luogo, sta rendendo l’uomo schiavo di se stesso. Stiamo diventando “dipendenti” dalla nostra amata tecnologia tanto da non poterne più fare a meno, ci stiamo di fatto asservendo a quella tecnologia che noi stessi abbiamo creato. Solo per fare un esempio banale, pensare al giorno d’oggi, di trascorrere anche poche ore senza il nostro amato cellulare è qualcosa che giudicheremmo inaccettabile, eppure se ci pensate fino a dieci anni fa vivevamo benissimo senza questo oggetto.

Non fraintendetemi, non sto dicendo che la tecnologia è il male da combattere, essa ha reso sicuramente la nostra vita migliore per molti aspetti, l’importante, come in tutte le cose, è utilizzarla positivamente e non esserne assoggettati. Quando fate qualcosa provate a pensare al piacere e alla soddisfazione che ricevereste facendo la stessa identica cosa, ma senza l’ausilio della tecnologia moderna: pensate al piacere di fare due passi all’aria aperta piuttosto che prendere la vostra rumorosa automobile, al piacere di fare un bel barbecue, magari con la sola legna attorno ad un falò, invece che tra le mura della cucina tra robot e marchingegni elettrici di ogni tipo. Questi sono ovviamente solo alcuni esempi che vogliono essere uno spunto, uno stimolo a capire una grande verità:

“La tecnologia può migliorare la nostra vita se essa non diviene
l’unico modo che abbiamo per affrontare la vita stessa”

martedì 22 maggio 2007

Fortuna e Sfortuna: il Cristallo Aperiodico

A che cosa ci riferiamo esattamente quando parliamo di Fortuna e Sfortuna?

Personalmente, piuttosto che di Fortuna e Sfortuna, preferisco parlare di Caso (che per ironia della sorte è l’anagramma di Caos) e, a tal proposito, trovo piuttosto suggestivo il concetto di Cristallo Aperiodico, la cui definizione è da attribuirsi ad Erwin Schrödinger, premio Nobel per la fisica e tra i fondatori della meccanica quantistica, il quale la coniò nel 1944.

Sentendo accostare le due parole “Cristallo” e “Aperiodico”, molti probabilmente non troverebbero nulla di strano, eppure c’è un profondo, se pur solo apparente, controsenso in tale accostamento.
Nella sua definizione più generale infatti, un Cristallo è una struttura costituita da una base (potete immaginarla come un elemento modulare: un atomo o una molecola volendo essere “fisici”, ma anche solo un oggetto che vi piace come un fiore o una figura qualsiasi) che si ripete periodicamente, ossia con una precisa regolarità e secondo uno schema definito, quello che tecnicamente si chiama Reticolo Cristallino. Sono proprio queste precise regolarità e, appunto, periodicità a fare di un Cristallo quello che esso è, ossia una struttura altamente organizzata e regolare. Quando Erwin Schrödinger coniò l’espressione Cristallo Aperiodico, lo fece per esprimere un concetto, a mio avviso molto profondo, relativo agli organismi viventi. Schrödinger scrisse che doveva esistere un “qualche” Cristallo Aperiodico, una struttura stabile e replicabile, fatta di elementi ripetuti, ma aperiodica, cioè non totalmente ordinata e prevedibile, bensì basata su una sequenza variabile, tale da poter codificare le informazioni ereditarie per i diversi organismi. Nove anni dopo, James Watson e Francis Crick mostravano al mondo, con palline e fil di ferro, come era fatto questo, fino ad allora solo ideale, Cristallo Aperiodico: era la molecola del Dna.
Da allora, quella di un Cristallo Ribelle, ordinato ma non troppo, è rimasta un'immagine alla base delle scienze della vita.

Questa lunga premessa, ha lo scopo di chiarire e dare sostanza ad un concetto che reputo essenziale (“essenziale” sia perchè lo reputo fondamentale, sia perchè riguarda l’essenza in quanto tale):
la Vita è una lotta tra Ordine e Caos, tra ciò che ha una struttura definita (il Cristallo di Schrödinger) e ciò che è, almeno all’apparenza, casuale (l’Aperiodico di Schrödinger). Questa lotta produce uno stupefacente quanto perfetto equilibrio e governa ogni nostra azione.
Se ci pensate, quando ci apprestiamo a fare qualcosa c’è sempre una componente prevedibile e ordinata che è la nostra “programmazione degli eventi” e una componente di “casualità” (quella che potete chiamare Fortuna o Sfortuna a seconda dell’esito che essa produce) che interferisce con la prima e che interagendo con essa produce poi l’effetto finale delle nostre azioni.
In generale ci accorgiamo di questa componente imprevedibile, quando produce effetti indesiderati e per questo la additiamo parlando di “Sfortuna” o in modo più colorito di “Sfiga”, viceversa quando produce effetti piacevolmente inattesi siamo più restii nel gridare al colpo di “Fortuna” o al classico colpo di “Culo”, ma solo perchè tendiamo ad osannare i nostri meriti anche quando questi non sono propriamente “nostri”. A mio avviso comunque, Fortuna e Sfortuna non sono altro che quello che chiamerei più in generale Caso e che è una componente indispensabile del nostro vivere e sopravvivere.
Pensate soltanto alla teoria di Darwin, essa si basa proprio sul fatto che mutazioni o modifiche “casuali” possono portare a svantaggi o a vantaggi per una specie che può così evolversi od estinguersi.
Albert Einstein, uno dei più celebri scienziati che abbiano calcato questa nostra Terra, era tuttavia di “diverso” avviso, celeberrima è la sua frase: “Non posso credere che Dio giochi a dadi con il Mondo”. Einstein utilizzò tale espressione in riferimento ad alcuni fenomeni fisici che accadono a livello subatomico e che sembrano manifestarsi con assoluta casualità: lo scienziato non poteva credere al fatto che qualcosa avvenisse solo per una coincidenza fortuita (cioè appunto che “Dio giocasse a dadi col Mondo”) e ipotizzò che dovevano esistere delle variabili che stabilivano deterministicamente, quindi non casualmente, quale fenomeno dovesse effettivamente manifestarsi, ma che l’uomo non era in grado di osservare tali variabili.
Ovviamente per una mente razionale e “fisica” la posizione di Einstein è assolutamente ragionevole: in generale quando analizziamo in modo approfondito un accadimento, siamo in grado di determinare precisamente cosa lo abbia scatenato secondo un preciso processo di causa-effetto e anche il Caso sembra poter essere “razionalizzato” perdendo quella veste di imprevedibilità.
Eppure, io mi chiedo: “L’uomo aspira davvero a conoscere deterministicamente la causa che scatena ogni evento?”.
La mia parte di scienziato risponderebbe: “Sì, ma in molti casi non è umananamente possibile perchè bisognerebbe considerare un mucchio di variabili per analizzare le quali non basterebbe una vita” (pensate alla pallina in una roulette: note le condizioni iniziali, le forze in gioco e le condizioni della roulette sarebbe in teoria possibile dire dove cadrà la pallina, tuttavia calcolare tutte queste variabili è talmente dispendioso in termini computazionali da non essere effettivamente praticabile).
La mia parte irrazionale risponderebbe: “No, è bello poter sognare e sperare, sapere che alcune cose possono accadere e non possiamo controllarle in modo assoluto, che esiste un pizzico di follia in ciascuno di noi e che esiste qualcosa di inconoscibile che ci trascende e che rende la vita di ogni giorno un’avventura speciale”.

Sono dell’idea che esista un Principio, un Disegno un’Idea o un Dio –chiamatelo come più vi piace- che abbia stabilito alcune linee guida, noi possiamo decidere di cogliere gli stimoli e i segnali che ci vengono dati per seguirle oppure ignorarli e prendere altre strade, l’importante è acquisire la consapevolezza che non possiamo controllare ogni cosa e che questa consapevolezza rende la nostra vita un viaggio meraviglioso… Fortuna, Sfortuna e Caso sono solo, per riprendere l’immagine del Cristallo, alcune sfaccettature di questo viaggio meraviglioso…

mercoledì 16 maggio 2007

Lo Sport è Benessere!

Giovenale, poeta satirico latino del I secolo dopo Cristo, è l’autore della celeberrima frase “Mens sana in corpore sano” (Satire, X, 356). Nonostante la sua età –quasi 2000 anni- questa locuzione mantiene viva ancor oggi la sua giovinezza concettuale, il che è quanto meno ironico e curioso se si pensa che come spesso si dice “lo sport mantiene giovani”. Con l’espressione latina “Mens sana in corpore sano”, Giovenale aveva l’intento di mostrare l’inutilità dei beni e dei mezzi materiali, a favore invece dell’aspirazione ai due elementi di maggior valore per l’uomo: la sanità dell’anima e la salute del corpo. Oggi, il significato di questa stessa espressione ha subito un leggero mutamento, venendo ad indicare secondo il senso comune, l’importanza di stare bene sia mentalmente sia fisicamente, in un binomio pressoché inscindibile.

Sebbene sia nota da sempre l’importanza dello sport ed in generale dell’attività fisica, rispetto a 2000 anni fa, la scienza è oggi in grado di spiegare con maggior rigore (anche se di talune teorie non esiste ancora un effettivo riscontro sperimentale diretto), quali siano i meccanismi fisiologici che determinano l’intimo legame sport-benessere.

L’esempio più lampante a riguardo, è il fatto che durante l’attività fisica, il nostro corpo secerne le endorfine*, una sorta di “morfina personale del corpo”: esse trasmettono un senso di generale benessere e producono, nell’individuo, un profondo stato di soddisfazione. Alla luce di questo fatto oggettivo, si è ormai diffusa l’idea che una regolare attività fisica riduca considerevolmente i rischi di incorrere in sindromi depressive, al punto di basare la cura di tali stati non più sulla somministrazione di rimedi farmacologici, bensì sulla “somministrazione” di esercizi di pratica sportiva.

Un gruppo di ricercatori della Duke University di Durham (North Carolina) ha condotto degli studi specifici a riguardo. La ricerca è stata condotta su 156 volontari sofferenti di depressione. I ricercatori hanno diviso i pazienti, tutti dai cinquant’anni di età in su, in tre gruppi:

Ø Il primo sottoposto solo ad un regime farmacologico
Ø Il secondo seguiva solo un programma di esercizio fisico
Ø Il terzo utilizzava sia i medicinali sia la ginnastica.

Dopo quattro mesi dall'avvio dei test, il 75% dei volontari appartenenti a tutti e tre i gruppi ha evidenziato risultati simili: la depressione era diminuita fortemente, se non scomparsa. A quel punto i medicinali sono stati sospesi. Dieci mesi dopo i ricercatori hanno esaminato nuovamente i pazienti: i volontari che facevano parte del gruppo sottoposto esclusivamente al regime di esercizio fisico hanno mostrato il più basso tasso di ricadute nella depressione, circa la metà dei casi manifestatisi nuovamente negli altri due gruppi.

(*) L’endorfina, o endorfine, sono sostanze chimiche di natura organica prodotte dal cervello, dotate di proprietà analgesiche e fisiologiche.

Ma questo è solo una dei comprovati benefici dello sport. Esistono infatti altre teorie secondo le quali l’attività fisica, aumentando la temperatura corporea, indurrebbe un rilassamento muscolare a cui è associato un conseguente senso di benessere. Inoltre, il maggior afflusso di sangue al cervello produrrebbe un’effettiva sensazione di piacere.

Volendo riassumere schematicamente, lo sport fa bene perché:

1) Induce l’organismo a rilasciare endorfine.
2) Aiuta a vedere la vita con maggiore ottimismo.
3) Dà un senso di soddisfazione che aumenta l’autostima.
4) Mantiene giovani e in forma: un organismo allenato è anche un organismo più efficiente.
______________________

Per essere un po’ più concreti ecco qui un Decalogo di alcune regole del corretto “vivere sportivo”, le quali non hanno certo la pretesa di essere “prescrizioni” inconfutabili, ma piuttosto dei buoni consigli, alcuni dei quali maturati dall’esperienza personale:

1) Ogni volta che puoi, fai le scale invece di prendere l’ascensore.
2) Quando sei a casa o al lavoro prenditi delle pause di qualche minuto e approfitta per fare qualche esercizio di stretching per il collo, le spalle e la schiena.
3) Segui una dieta equilibrata e varia. In particolare, se puoi, mangia grassi e carboidrati a pranzo e rimani invece leggero la sera quando hai meno tempo per smaltire le calorie prima di andare a dormire. Anche la frutta, apparentemente innocua perché poco calorica, contiene comunque molti zuccheri quindi non consumarne dopo le 17.00 circa. La colazione è fondamentale (circa 25% dell’apporto calorico giornaliero); tieni presente poi che a colazione è possibile mangiare di tutto perché si ha davanti tutta la giornata per “smaltire”, quindi puoi approfittarne per toglierti qualche sfizio di gola.
4) Se segui una dieta ipocalorica (al fine di perdere peso) ricordati di associare una moderata attività fisica o correrai il rischio di vedere ridotta la tua massa muscolare invece che la massa grassa!
5) Fai un po’ di sport, meglio uno sport che ti piaccia e ti coinvolga (se fai sport solo perché lo “devi fare” smetterai quasi subito). Sarebbe ideale fare attività fisica regolarmente, per 3-4 volte a settimana.
6) Se il tuo scopo è mantenerti in forma, preferisci sport che ti sottopongono a sforzi modesti ma per lungo tempo (passeggiate di 45 minuti circa sono ideali per chi non vuole faticare ma vuole stare bene).
7) Se puoi prediligi sport all’aria aperta, sono molto più rilassanti e ti permettono di stabilire un intimo contatto con la natura.
8) Prima di metterti a studiare o lavorare fai un po’ di attività aerobica (passeggia o fai jogging) per al più una ventina di minuti. Ciò favorisce un maggiore afflusso di sangue al cervello con un aumento significativo nel rendimento delle tue capacità mentali (non eccedere però i suddetti venti minuti o correrai il rischio di stancarti troppo ottenendo l’effetto contrario).
9) Se da solo non hai stimoli a fare dell’attività fisica coinvolgi qualche amico, insieme vi convincerete a vicenda e potrete condividere il piacere di fare sport insieme e, perché no, di scambiare due chiacchiere.
10)Combatti la pigrizia! Essa è il vero “nemico” di fronte al quale troppe volte ci arrendiamo.

giovedì 10 maggio 2007

Il Decalogo per salvare il Pianeta (piccoli gesti che tutti noi possiamo e dobbiamo fare)

1. Tieni SEMPRE con te, nello zaino o nella borsa, un sacchetto piegato così da averlo sempre a disposizione anche per acquisti imprevisti e occasionali: eviterai di acquistarne ogni volta uno nuovo, cosa che aumenta inevitabilmente la mole di plastica immessa nell’ambiente. Privilegia inoltre, borse di carta o stoffa.

2.
Nella tua stanza, tieni accanto al cestino normale un altro cestino solo per la carta. Io lo faccio da qualche anno, ti accorgerai subito anche tu che la maggior parte dei rifiuti che si producono in una stanza “rientrano nella categoria carta” (pensa a quanti foglietti per appunti o fogli di brutta utilizzi quotidianamente o a quante buste e lettere ricevi e leggi mentre sei seduto alla tua scrivania).

3.
Per piccoli spostamenti, vai a piedi o prendi la bici invece di utilizzare la macchina: otterrai un duplice vantaggio, ti terrai in forma e non inquinerai. A tal proposito, occorre sfatare il mito secondo il quale chi va in bici nel traffico respira una grande quantità di smog, vi assicuro che chi sta in macchina ne respira molto di più proprio perchè è fermo in mezzo allo smog, chi va in bici invece sfila tra le auto rimanendo nella “nube di polveri sottili” meno a lungo (utilizzare una mascherina mentre si va in bici nel traffico è comunque un’ottima idea).

4.
Per andare in giro, al lavoro o in università cerca di organizzarti con amici o colleghi. Devo dire che, al mattino, quando inforco la mia bici e sfilo tra le macchine, vedo una cosa che mi rattrista molto: la media è di un occupante per ogni macchina. E’ immediato intuire come questo comportamento sia sconsiderato. Se ci si mettesse d’accordo si potrebbero avere 3-4 occupanti per ogni auto con una significativa diminuzione (pari a 2-3 volte) di inquinamento e traffico (perchè ci sarebbero 2-3 auto circolanti in meno). Inoltre, in una macchina in cui ci sono più occupanti si chiacchiera e ci si fa compagnia riducendo lo stress del dovere andare al lavoro o in università.5. D’inverno, quando accendi il riscaldamento in casa, assicurati di impostarlo in modo da avere una temperatura ragionevole (18-20 °C); tieni presente che ogni grado centigrado in più consuma un 10% di energia in più. E’ inutile tenere temperature irragionevolmente alte (24-26 °C ad esempio), piuttosto tieni la temperatura più bassa, indossa una felpa o accoccolati con il/la tuo/a compagno/a!

6.
Acquista alcuni dei prodotti di uso quotidiano preferibilmente al mercato, risparmierai, e diminuirai il numero degli imballi in plastica circolanti (pensa alla classica cassetta di frutta che acquisti al mercato e che non ha imballi, e pensa invece all’analoga vaschetta in plastica dotata di cellophane protettivo che trovi al supermercato: un mucchio di inutile plastica in più! Inoltre, per rimanere sull’esempio, ti assicuro che al supermercato la frutta costa molto di più che al mercato sotto casa)

7.
Quando leggi i quotidiani distribuiti gratuitamente in metropolitana assicurati poi di gettarli nei cestini per il loro recupero e riciclo. Trovo che sia un gesto d’amore verso il nostro Pianeta, buttare anche i giornali “non-nostri” che la gente lascia in giro o peggio butta nei cestini tradizionali. Prova solo un attimo a pensare a quanti giornali ogni giorno vengono abbandonati o buttati nei cestini normali e quindi non vengono riciclati!

8.
Se hai bisogno di un oggetto comune, non fiondarti ad acquistarlo, chiedi prima ad amici o parenti, magari hanno ciò che fa al caso tuo e saranno ben contenti di disfarsene per farti un piacere (pensa, per fare un esempio banale, a quanti cavatappi inutilizzati hai in casa che saresti disposto volentieri a regalare ad un amico!).

9.
Cerca di eliminare gli sprechi! Non tenere la luce accesa nei locali in cui non sei presente in quel momento; se non guardi la televisione, spegnila completamente (escludendo anche la lucetta di standby che consuma energia inutilmente); non lasciare canovacci o indumenti sui caloriferi quando sono in funzione, eviterai di consumare più energia del necessario per scaldare l’ambiente; non sprecare l’acqua e prediligi al bagno, la doccia che implica in genere un minor consumo di acqua; prendi come impegno quello di, quando si fulmina una lampadina ad incandescenza, sostituirla con una a basso consumo, così facendo nel giro di qualche mese ti ritroverai ad avere installate in casa, tutte lampadine a basso consumo senza che te ne sia neppure reso conto. Come suggerimento generale, segui tutte le regole che il buon senso ti suggerisce per risparmiare energia.

10.
L’ultima regola del decalogo è forse la più importante, essa differisce dalle precedenti perchè vuole essere qualcosa di più di un semplice “buon consiglio”. Tutte le volte che ti accingi a fare qualcosa fermati un secondo e pensa: “Esiste un modo per ottenere lo stesso risultato inquinando meno, e rispettando di più il Mondo e la Natura che mi circondano?” Se assumiamo questa come filosofia di vita e cerchiamo di divulgarla tra amici, parenti e conoscenti, riusciremo forse a salvare il Nostro Amato Pianeta.




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