Fenomeni Climatici
Dopo alcune “discussioni di carattere filosofico”, per questo post ho deciso di tornare a parlare di scienza così come questa viene più comunemente intesa (tengo a specificare quest’ultima affermazione sul “come viene comunemente intesa la scienza”, perché per quel che mi riguarda anche il “filosofeggiare” attorno ad argomenti di carattere esistenziale è fare scienza, anzi è forse la scienza più importante perché è la scienza per, e dell’uomo).
Prima di addentrarmi nell’argomento di discussione vero e proprio vorrei fare una piccola premessa, partendo da una pubblicità radiofonica molto “carina” che ultimamente mi capita spesso di sentire. Si svolge su un’auto, ci sono due amici, il primo dice all’altro: “Sai, quando fuori fa freddo i vetri dell’auto si appannano perché il vapore acqueo contenuto nell’aria calda all’interno dell’abitacolo incontra la superficie dei vetri raffreddata per effetto della bassa temperatura esterna; il vapore acqueo quindi si condensa formando minuscole gocce d’acqua che causano l’appannamento dei vetri stessi; lo sapevi?” Al che, l’amico replica: “Veramente io abbasso i finestrini” (poi la pubblicità prosegue con i vari slogan di ciò che viene pubblicizzato). Sono partito da questa premessa “pubblicitaria”, per pubblicizzare l’angolo della cultura di Radio Baldanza; infatti, è vero che il secondo dei due amici abbassando i finestrini risolve il problema dell’appannamento dei vetri, tuttavia il primo dei due ha un’arma in più: la Conoscenza. In questo caso specifico la conoscenza del fenomeno fisico-chimico che genera l’appannamento dei vetri non dà nessun valore aggiunto alla risoluzione del problema (infatti l’amico “meno preparato” è capace di cavarsela comunque), ma il primo dei due è inoltre in grado: innanzi tutto di trovare soluzioni alternative proprio perché conoscendo le cause del problema può agire su di esse in vario modo (il secondo amico invece conosce probabilmente un’unica maniera di affrontare la questione) e in secondo luogo, di estendere questo “caso” a situazioni magari molto diverse, ma le cui cause siano le medesime; non dimentichiamo infine il fatto che il secondo dei due amici ha una maggiore “consapevolezza” di ciò che lo circonda, il che produce sempre un senso di più profondo e piacevole coinvolgimento con il Mondo in cui viviamo e con la Natura con cui interagiamo.
Con il mio “Angolo” su Radio Baldanza, vorrei proprio cercare di accrescere, attraverso , la Cultura, la vostra consapevolezza e il vostro coinvolgimento con il Tutto che ci attornia.
In queste poche righe che seguono, vorrei parlarvi –in un modo che risulti il più semplice e chiaro possibile– delle cause che originano alcuni fenomeni meteorologici. Questo argomento mi è stato “suggerito” da due fatti: un fatto di attualità, la tromba d’aria che si è abbattuta su Venezia venerdì 15 giugno 2007 e che ha causato, il crollo delle impalcature montate in occasione dell’Heineken Jammin Festival, e un fatto della nostra quotidianità, la superficialità con cui i meteorologi in televisione ci spiegano le condizioni del tempo parlando di cicloni, anticicloni e fronti come se tutti noi sapessimo esattamente di cosa si tratti.
In generale, non è molto facile prevedere l’andamento e l’evoluzione meteorologica del clima per una serie di fattori tra cui l’elevato numero di variabili da considerare e l’elevato numero di fenomeni su grande e media scala, oltre a quelli di carattere locale; ne deriva che i modelli matematici predittivi, sono molto poco “stabili” e in effetti si è capaci di fare previsioni limitate solo a pochi giorni e con una precisione non assoluta (molto spesso le previsioni meteorologiche risultano “sbagliate”).
Il mio intento è quello di illustrare poche e semplici regole, tutt’altro che esaustive, che consentano di avere le idee un po’ più chiare sull’origine di alcuni fenomeni meteorologici.
Il punto di partenza sono i venti, i quali a dire il vero sono figli di un concetto “padre” leggermente più complicato: il concetto di differenza di pressione o meglio di gradiente barico. Per essere i più chiari possibile, immaginate di considerare due zone o due regioni adiacenti, una caratterizzata da aria fredda e secca, l’altra da aria calda e umida (questa immagine sebbene possa sembrare poco realistica è in realtà molto vicina a ciò che accade veramente). L’aria calda e umida è meno densa (quindi più leggera) di quella fredda e secca: questa situazione crea uno squilibrio che alla Natura “non piace” (ricordatevi sempre che nella vita ci sono poche certezze, una di queste è che la Natura evolve sempre in maniera spontanea verso la condizione di maggiore stabilità, ossia di minore energia e gli squilibri sono condizioni instabili e ad alta energia). Ne deriva che per compensare questo squilibrio si generano i venti che spirano dalle zone ad alta pressione (aria fredda e secca) verso quelle a bassa pressione (aria calda e umida). Tenendo a mente questo semplice concetto, è possibile spiegare molti fenomeni tra cui le brezze marine e le brezze montane. In spiaggia, durante il giorno sentiamo provenire la brezza dal mare, di sera, invece, la sentiamo spirare in direzione inversa dall’entroterra verso il mare stesso. Il motivo è che la terra si scalda (e si raffredda) molto più rapidamente dell’acqua, quindi durante il giorno sopra la terra si formano masse di aria più calda e umida (poco densa, bassa pressione) rispetto alle masse d’aria situate sopra il mare, che sono invece fredde e secche (dense, alta pressione): a causa del meccanismo cui ho accennato sopra, si originano delle correnti ascensionali di aria calda che salgono verso l’alto sopra la terra (bassa pressione) e richiamano i venti freschi dal mare (alta pressione). Di sera il meccanismo si svolge in senso esattamente opposto, il mare conserva ancora parte del calore accumulato durante la giornata, mentre la terra lo ha completamente rilasciato: è quindi ora il mare ad avere sopra di sé masse d’aria calde e umide (bassa pressione) che richiamano la brezza dalla terra sopra la quale le masse sono fredde e secche (alta pressione). In montagna accade all’incirca lo stesso, le pianure alle pendici dei monti hanno molta più vegetazione delle cime spoglie: la vegetazione si comporta un po’ come il mare, nel senso che assorbe e rilascia calore più lentamente delle nude rocce. Ne consegue che durante il giorno, i venti spirano dalle valli verso le cime dei monti, mentre di sera accade esattamente l’opposto, dalle cime verso le pendici.
Questa semplice regola, ci consente di capire anche altri fenomeni come le precipitazioni atmosferiche. Riprendiamo l’immagine delle due zone adiacenti, una caratterizzata da aria calda e umida, l’altra da aria secca e fredda. In genere, masse d’aria distinte tendono a spostarsi e a mantenere ciascuna la propria identità (cioè non si mischiano), dunque laddove le masse si incontrano si forma quello che i meteorologi chiamano “fronte” (che potrà essere “freddo” se è la massa d’aria fredda a spostarsi verso quella calda che rimane invece ferma, “caldo” nel caso opposto, e “stazionario” nel caso si abbia una condizione di equilibrio con entrambe le masse ferme). Analizziamo il caso in cui un fronte (caldo o freddo, è irrilevante per capire cosa accade) incontri una massa d’aria ferma: ciò che avviene è che l’aria calda e umida essendo meno densa e più leggera tende a salire collocandosi sopra quella fredda e secca: a contatto con l’aria fredda il vapore acqueo contenuto nell’aria calda e umida si condensa innescando la formazione di nubi con eventuali precipitazioni annesse. Quando sia i fronti caldi sia quelli freddi stazionano per diversi giorni sulla stessa area si ha un fronte “stazionario” e, per quanto detto prima, equilibrio = stabilità, e allora le condizioni meteo sulle due zone si mantengono tali, stabili appunto, per diversi giorni.
Esistono inoltre, le cosiddette aree cicloniche e anticicloniche le quali tendono a spostarsi dal luogo d’origine e a modificarsi in breve tempo. Al loro passaggio è associato in genere un cambiamento del clima: tipicamente il passaggio di un anticiclone è accompagnato da condizioni di bel tempo, mentre quello di un ciclone da un tempo nuvoloso e piovoso. Più precisamente si parla di cicloni extratropicali e tropicali a seconda della latitudine alla quale hanno origine. Il fatto che si usi il termine “(anti)ciclone” deriva dal sostanziale dinamismo con cui si muovono queste aree: alle masse d’aria in esse contenute infatti, viene impressa una rotazione dovuta principalmente alla forza (apparente) di Coriolis, che conferisce loro l’aspetto di enormi “cicli” (da cui il nome, appunto).
Spettacolari quanto distruttivi sono in particolare, i cicloni tropicali che si originano sulle regioni marine e si esauriscono velocemente non appena raggiungono l’entroterra, riversando sulle zone continentali tutta la loro furia distruttiva. Queste perturbazioni si presentano in gruppi e tendono ad esaurirsi in poco tempo.
Ogni volta che i telegiornali riportano di catastrofi generate da cicloni, trombe d’aria, tifoni o uragani il nostro primo pensiero deve andare alle vittime del disastro, ma il nostro secondo pensiero deve andare alla Natura, Colei che Madre Severa ci mostra ogni volta di cosa sia capace soprattutto verso chi, folle, si concede la libertà di non rispettarLa…

