Alimentazione... Questione di Bilancio
Le feste natalizie sono ormai alle porte; le case si riempiono di addobbi colorati, le città cambiano vestito agghindandosi di insegne luminose, le strade si riempiono di gente che, frettolosa, si prepara alla corsa ai regali e sulle nostre tavole iniziano a fare la loro comparsa cibi e dolci tipici del Natale. Il Natale è sicuramente, tra le feste, quella a carattere maggiormente familiare, nel senso che tipicamente viene trascorsa a casa con amici e parenti; le nostre tavole si riempiono di dolci tipici e di cibi molto ricchi e gustosi, quindi molto calorici. Senza voler togliere nulla alla magia del Natale, vorrei cogliere l’occasione dell’approssimarsi di questa festa, per parlarvi un po’ di alimentazione e di diete.
In queste poche righe non ho né la pretesa di essere esaustivo, né quella di esprimere pareri medici, vorrei però affrontare il tema dell’alimentazione per dispensare qualche utile consiglio in modo da vivere in modo più equilibrato e sano sentendosi meglio con se stessi. Come mia consuetudine, cercherò di affrontare la suddetta tematica avendo sott’occhio sia il lato scientifico, sia quello umano perché sono convinto che, in ogni cosa, queste due dimensioni formino una sinergica ed imprescindibile dicotomia.
Ho già precisato di non essere un medico, tuttavia la mia formazione culturale “fisico-scientifica”, mi offre delle basi solide sulle quali fondare le mie argomentazioni. In fisica ci sono alcuni principi dai quali non si “scappa”, uno di questi è il concetto di conservazione, che riassunto in modo molto semplice recita nel seguente modo: “A prescindere da quali e quanti processi e trasformazioni un generico sistema può subire, il bilancio finale di masse ed energia deve mantenersi costante”. Detto in altri termini, nulla si crea e nulla si distrugge, semplicemente… Si trasforma.
Assumendo questo, come punto fisso, non è difficile immaginare ciascuno di noi, come un sistema nel quale introduciamo energia (le famose calorie dei cibi) quando mangiamo, e spendiamo energia quando compiamo una qualsiasi attività: in definitiva, il nostro peso non è altro che un bilancio tra questi due “processi” concorrenti. Se la quantità di calorie che introduciamo col cibo è superiore a quella che siamo in grado di smaltire, ingrassiamo, se è inferiore, perdiamo peso e se invece il computo di calorie assunte e bruciate è in equilibrio, l’ago della bilancia rimane fisso e stabile.
Detto in questi termini, sembra tutto tremendamente banale e in effetti è proprio così: con una serie di semplici “conti”, possiamo tenere sotto controllo il nostro peso e addirittura possiamo programmare in quanto tempo perdere gli eventuali chili di troppo.
Il calcolo per organizzare il proprio programma alimentare si compone di pochi ed elementari punti:
1) Dobbiamo anzi tutto definire le condizioni iniziali del nostro “sistema”: il peso del nostro corpo. Esiste un metodo piuttosto semplice per calcolare il peso ideale di una persona, la stima che ne deriva, non deve essere presa come una verità assoluta, ma è comunque molto utile per capire se si è o meno vicini al peso ideale. Il peso ideale è dato dall’Indice di Massa Corporea (IMC), che si calcola dividendo per due volte il proprio peso (espresso in chilogrammi - kg) per la propria altezza (espressa in metri - m). Ad esempio per una persona di 70 kg alta 1.80 m, l’IMC è dato da (70/1.8)/1.8=21.6. Se l’IMC è inferiore a 18.5 si è sottopeso, se è compreso tra 18.5 e 24.9 si è nella fascia di “normalità”, se è tra 25 e 30 si à sovrappeso e infine, se è superiore a 30 si è obesi. Dunque, l’IMC definisce il primo dato del nostro programma: le nostre condizioni iniziali.
2) Il secondo dato di cui abbiamo bisogno è il cosiddetto fabbisogno calorico, che è definito come la quantità di calorie che occorre al nostro organismo per automantenersi e per compiere azioni. Il fabbisogno calorico di una persona adulta che trascorra, ipoteticamente, 24 ore su 24 a letto, è di circa 1200 chilocalorie al giorno (più o meno due piatti di pasta all’uovo condita). Di queste, circa 800 servono per le attività metaboliche dell’organismo (respirazione, battito cardiaco, funzioni nervose…); le restanti servono per digerire e assimilare gli alimenti. Per le persone che conducono invece una normale attività lavorativa d’ufficio, il fabbisogno si aggira attorno alle 1800-2000 chilocalorie circa (le donne, un po’ meno degli uomini). Se poi si fa anche dell’attività fisica, il fabbisogno può salire a 2500 o più. Questi dati sono ovviamente indicativi e possono variare molto da individuo ad individuo. Con in testa questa informazione e prendendo il dato indicativo di 2000 chilocalorie come fabbisogno medio giornaliero abbiamo un primo risultato: se, a partire dalle nostre condizioni iniziali, introduciamo giornalmente circa 2000 chilocalorie, il nostro “sistema-organismo” rimane stabile, cioè non ingrassiamo e non dimagriamo.
3) Come fare allora per spostarsi dalla condizione di equilibrio, magari in modo “controllato”? Per spostarsi dalla stabilità in maniera controllata, occorre una terza e ultima informazione: il rapporto funzionale tra calorie e chilogrammo di peso è all’incirca pari a 7000 chilocalorie per ogni chilogrammo di grasso. Questo significa che se ipoteticamente mangiassimo una quantità di cibo superiore di circa 7000 chilocalorie al nostro fabbisogno giornaliero (le circa 1800-2000 chilocalorie sopraccitate), ingrasseremmo di un chilo; oppure, volendola vedere nel senso opposto, mangiando circa 1000 chilocalorie in meno al giorno rispetto al nostro fabbisogno, in circa 7 giorni perderemmo un chilogrammo di peso.
Con questi tre dati: 1) Condizioni iniziali, 2) Fabbisogno calorico giornaliero, 3) Rapporto funzionale chilocalorie/kg di peso, abbiamo dunque tutti gli elementi per organizzare il nostro programma di bilanciamento e controllo del peso. In realtà a questo semplice calcolo vanno aggiunte due precisazioni che costituiscono, volendo rimanere schematici i punti 4) e 5) del nostro programma.
4) Il fabbisogno calorico giornaliero, dovrebbe essere ripartito nelle seguenti percentuali: 25% a colazione, 30-40% a pranzo, 10% per gli spuntini e la restante parte 35-25% a cena. Queste percentuali singolarmente non dicono molto, ma se le analizziamo in termini relativi, appare evidente che il pasto principale e più ricco dovrebbe essere il pranzo, cena e colazione devono avere invece un apporto calorico più contenuto e all’incirca equivalente (quindi è fondamentale cancellare la brutta abitudine di non fare colazione); gli spuntini infine, dovrebbero avere lo scopo di spezzare il digiuno tra i pasti principali, consentendo quindi di non arrivare a tavola affamati e di poter in questo modo ridurre, almeno in parte, la necessità di cibo.
5) Occorre, come ormai ognuno di noi sa, “mangiare poco di tutto”, perché solo in questo modo saremo in grado di fornire all’organismo tutte le sostanze nutritive di cui ha bisogno costringendolo allo stesso tempo, grazie al nostro regime alimentare bilanciato, ad intaccare le sostanze di riserva come zuccheri e grassi che ci rendono “sovrappeso”.
A tal proposito vale la pena precisare che le diete “commerciali”, che promettono la perdita di diversi chili in pochi giorni, in genere funzionano sul breve periodo, ma possono provocare alla lunga dei disturbi gravi e inoltre, dopo pochi giorni in cui si riprendono regimi alimentari “normali” i chili persi ritornano inesorabilmente. Il motivo di questo rapido recupero dei chili persi, è dovuto al fatto che in generale nelle diete “commerciali” si riduce l’apporto di carboidrati (pane, pasta…) e quindi l’organismo inizia ad intaccare le riserve di glicogeno (che è la forma con cui i carboidrati stessi si accumulano in fegato e muscoli) del corpo. Ogni grammo di glicogeno è associato a 3 millilitri di acqua, quindi il dimagrimento che si ottiene è in realtà dovuto alla perdita delle riserve idriche prima, e di altre riserve di proteine e grassi contenute nei muscoli poi. Appena si riprende un regime alimentare “normale” anche queste riserve tornano a livelli “normali” e i chili persi tornano inesorabilmente.
Avendo questi punti in testa, mi sento quindi di darvi i seguenti consigli. Per prima cosa calcolate il vostro Indice di Massa Corporea (IMC), per capire indicativamente quale sia la vostra situazione iniziale.
Mangiate un po’ di tutto, variando nel corso della settimana e stando attenti a ripartire le proporzioni dei pasti secondo la regola del pollice delle percentuali che abbiamo visto al punto (4).
Se sentite la necessità di perdere qualche chilo ricordate la regoletta del rapporto “chilocaloria/chilogrammo di grasso = 7000” e organizzate di conseguenza la vostra alimentazione in base all’arco temporale in cui volete raggiungere l’obiettivo. Per aiutarvi in questo guardate i valori nutrizionali riportati ormai sulle etichette di tutti i cibi, in modo da avere un’idea dell’apporto calorico di ciò che state ingerendo: potrete ottenere un calcolo almeno indicativo delle calorie giornaliere assunte.
Prima di concludere vorrei dare una piccola chicca: “Bere acqua fredda fa dimagrire”. Infatti la caloria è definita come la quantità di energia che dobbiamo fornire ad 1 grammo di acqua per aumentarne di un grado la temperatura (esattemente per portarla da 14.5 a 15.5 °C). Ne deriva che se bevete 1 litro di acqua (pari circa a 1000 grammi) che si trova ad una temperatura di 27 °C, il vostro corpo che si trova all’incirca ad una temperatura di 37 °C, deve scaldarla, spendendo esattamente (37-27)°Cx1000grammix1caloria=10000calorie=10chilocalorie (che sono in ogni caso, decisamente poca cosa rispetto alle 2000 chilocalorie che costituiscono il nostro fabbisogno giornaliero).
Infine, vorrei concludere facendo una breve osservazione su quanto discusso, ponendo l’accento sull’aspetto “umano” e non su quello scientificoscientifico. Non dimenticatevi che mangiare è una necessità ma anche un piacere, mangiate tutto ciò che vi piace, magari senza esagerare nelle quantità, perché in fondo l’importante è sentirsi bene e qualche rotondità in meno, non vale certo come un sorriso sincero o un contagioso buon umore…



